| Il diario |
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| Bangkok, 30 Ottobre
- 2 Novembre 2003 |
| Non pensavo che la cosa
fosse fattibile, eppure, nel giro di
poco tempo, dopo aver trovato due accompagnatori
giusti, sono riuscito ad organizzare
questo viaggio verso un paese così lontano
e così diverso. |
| Il viaggio di andata,
non lo nego, è stato molto lungo
e faticoso. Tra una cosa e l'altra
sono rimasto per strada, o in aria
che dir si voglia, per ventiquattr'ore
circa. Non poco! |
| Il nostro volo è partito
da Monaco in perfetto orario e salire
sugli aerei della Emirates, vi assicuro, è una
bella sensazione. Ogni sedile è dotato
di un piccolo televisore sul quale
puoi selezionare diversi film, diverse
stazioni musicali, la telecamera posta
di fronte o sotto all'aereo e addirittura
i videogames. Non vi dico come era
felice Oscar di poter finalmente giocare
e di battere il record... spaziale! |
| Il primo scalo, dopo
più di cinque ore, a Dubai capitale
degli Emirati Arabi. Atterrare in questo
aeroporto è stato bellissimo,
in quanto con la telecamera puntata
davanti al muso dell'aereo si vedevano
le luci della città ormai immersa
nella notte, avvicinarsi a noi, con
la pista d'atterraggio pronta ad accoglierci.
Dopo essere sbarcati però ci
siamo ritrovati in un aeroporto molto
moderno, lussuoso e anche molto chitch,
già abbastanza lontano dalla
nostra mentalità occidentale. |
| Poi, dopo altre sei
interminabili ore di volo, finalmente
intravediamo Bangkok, la nostra meta. |
Quando sono uscito dall'aeroporto,
all'apertura delle porte automatiche,
finalmente una ventata di caldo, una
botta di caldo e all'improvviso mi
sentivo di nuovo immerso nell'estate.
Il primo impatto nell'albergo dove avevamo prenotato è stato con l'aria
condizionata che ho odiato, in quanto provenendo da un paese freddo, con la stanchezza
del viaggio addosso, avevo soltanto voglia di assaporare un po' di calore. Ma,
questa benedetta aria condizionata, se tanto l'ho odiata il primo giorno, altrettanto
l'ho apprezzata nei giorni successivi quando rientrando in hotel, dopo essere
stato in giro tutto il giorno nel caldo, questa frescura ti dava un gran sollievo. |
| Dopo esserci riposarti
qualche ora, finalmente ritemprarti
e quasi in forma, siamo usciti alla
ricerca di un ristorante dove poter
cenare. |
| Il primo vero impatto
con Bangkok è stato molto particolare.
Innanzitutto, dal mio punto di vista
di carrozzato, sono stato molto colpito
dai marciapiedi e dal loro selciato.
Ad essere sincero m'aspettavo molto
di peggio, anche in Thailandia ogni
tanto hanno degli scivoli soprattutto
lungo un percorso in una strada, peccato
però che poi non ci siano agli
incroci, dove attraversare forse è più importante.
Quest'incroci, tipici incroci metropolitani,
sono caotici e piuttosto pericolosi,
dove è meglio correre se non
vuoi essere investito, ed è proprio
qui che ti rendi conto di quanto siano
alti i loro scalini; sotto ai 15 centimetri
difficilmente riesci a trovare qualcosa. |
| E poi, gli odori! Quanti
odori, nuovi, strani, intensi, pungenti,
dolci, alle volte nauseanti e alle
volte appetitosi. Vi assicuro che i
primi giorni ho avuto delle difficoltà con
questi odori, ma poi mi sono abituato
e anzi, ad ogni nuovo impulso olfattivo
cercavo di trovare il corrispondente
cibo o la corrispondente attività lavorativa. |
In ogni vicolo di Bangkok
si trovano innumerevoli banchettini,
baracchini, carrettini, tirati a mano
o, i più lussuosi, agganciati
ad un motorino. Ogni carrettino vende
qualcosa, dalle seppie secche, appese
con delle mollette colorate, come delle
presine all'asta più alta, ai
succhi di frutta fresca come arance
o banane, per non parlare di tutte
quelle specie di salsicce dai colori
e dagli odori più strani o degli
oggetti di artigianato locale. Ma sicuramente
la cosa più interessante è che
il thailandese mangia sempre! A qualsiasi
ora del giorno o della notte c'è qualcuno
vicino ad un baracchino che mangia
o beve qualcosa. |
Anche Bangkok, come
credo quasi tutte le capitali del mondo,
vive in una situazione di traffico
caotico. L'inquinamento atmosferico è piuttosto
elevato, tanto che ogni volta che rientravo all'hotel, mi sentivo addosso lo smog
ed i gas di scarico di tutte quelle
macchine e quegli autobus vecchi che
stanno fermi a motore acceso per interminabili
minuti davanti a semafori rossi con
dei tempi d'attesa a noi poco consueti.
Motorini e motorette rumorose, corrono
pericolosamente in ogni strada, l'inquinamento
acustico è talmente elevato
che per parlare con chi ti passeggia
accanto devi quasi urlare. |
| Una delle cose che mi
hanno più impressionato e colpito è stata
la differenza tra il luogo caotico
della città e la pace e la serenità che
si incontrano appena varcata la soglia
di un tempio. Da una strada piena di
rumore all'improvviso ti ritrovi in
un luogo calmo e sereno, carico di
misticismo. |
La prima vera giornata
passata a Bangkok, l'abbiamo trascorsa
camminando per un bel po', tanto che
siamo arrivati nell'antico centro della
città a piedi. Quanti chilometri
abbiamo fatto non lo so, sicuramente
non erano pochi. Al ritorno, non potendo
di certo immaginare un'ulteriore camminata,
abbiamo deciso di prendere un taxi .
La mia idea personale era quella di
prendere una normalissima automobile...
peccato che ai miei due accompagnatori
sia venuta l'idea di prendere il Tuk-tuk,
ovvero un motocarro a tre ruote adibito
a taxi, e così è stato.
Viaggiare su quel "trabiccolo" è stato
quasi come vivere un videogames in
diretta. Il nostro autista, evidentemente
molto fiero del suo mestiere, ad ogni
piccolo varco si infilava velocemente
tra moto, autobus, camion in manovra
e automobili, pedoni indisciplinati
e viandanti incuriositi dalla mia carrozzina
appesa di dietro con uno spago. Ogni
buco, ogni spazio millimetrico era
suo, accelerava con il suo motore scoppiettante
e frenava, rigorosamente all'ultimo
secondo. Anche le curve erano il suo
forte e, almeno una volta, sono convinto
di aver viaggiato anche su due ruote
soltanto! |
La seconda giornata
a Bangkok invece è stata dedicata
alle solite cose da turisti. La nostra
prima meta è stato il Wat Poh, luogo
di templi dove si trova con grandissimo
Budda disteso. Questo è stato
l'unico vero tempio dove io sono entrato,
in quanto per entrare in un tempio
di solito, oltre al fatto che bisogna
entrare a piedi nudi ed io con le mie
ruote mi sentivo alquanto "indiscreto",
bisogna anche superare oltre ai classici
scalini anche quelle doppie soglie
tipiche delle porte antiche. Ma, su
consiglio di Jutta, per questo tempio
ho fatto un'eccezione e mi sono fatto
portare dentro. È stata un'esperienza
molto intensa e meritevole di essere
vissuta. |
Poi, ci siamo recati al porto lungo il fiume e, anche qui con mio stupore e con
qualche mia riserva, sono stato caricato su una barchetta dalle fattezze di una
gondola con il motore e dalla stabilità di un fuscello in una cascata,
per fare un giretto sul fiume. Anche qui, la sensazione provata e le emozioni
vissute, sono molto difficili da descrivere o da trasmettere agli altri tramite
le parole. |
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